Roma fa schifo

28/7/14 Arrivo verso le 12 all’aeroporto della capitale d’Italia: prima di sbarcare disattivo l’airplane mode del mio iPhone e decido di essere ottimista, altrimenti non durerò più di due ore a Roma. Finito il tunnel che collega l’aereo al terminal ecco l’ennesimo enigma: quale corridoio bisognerà percorrere per arrivare ai bagagli? Nessuna indicazione, turisti e romani si dimenano come formiche nei vari sensi fino a che ad un tizio si apre una porta, come per magia… Bene, questa volta ci è andata bene. Dopo tunnel, scale, trenino e addetti intenti a colloquiare per i fatti loro eccoci nella zona bagagli. Come sempre preparo gli euro in moneta per il carrello e a mia sorpresa non si pagano più, ora sono gratis! Si, il problema è che ora sono anche invisibili come si vede in foto. Domando a tre o quattro addetti che parlano tra loro proprio lì a fianco sul perché della mancanza dei carrelli e rispondono che non dipende da loro, infatti sono li che li attendono. Alla mia domanda “allora chi è responsabile dei carrelli” rispondono in coro che si tratta di una ditta ‘esterna’. Poi secondo loro c’è un abuso: visto che non si pagano, i viaggiatori ne approfittano e ne prendono tre alla volta, insomma bisogna arrangiarsi. A quelle parole ricordo i miei buoni propositi e sorrido pensando che tanto le mie due valigie hanno le rotelle e quindi si possono trasportare facilmente anche se pesanti. Esco dopo 40 minuti di attesa dei bagagli (di solito in altri aeroporti europei e americani attendo al massimo 20 minuti) e cerco mia nipote. La trovo, la saluto velocemente vista la mancanza di spazio all’uscita dal terminal 3 e dopo aver tagliato la strada a vari passeggeri, colpito scusandomi innumerevoli signori con iPad in mano che aspettano clienti e colpisco anche vari piloni immensi in mezzo al passaggio nei corridoi (e già, non è facile divincolarsi tra gli stretti corridoi pieni di gente con due valigie senza carrello!), siamo finalmente fuori. Con scarse indicazioni ci rechiamo al parcheggio D (attraversiamo in mezzo al traffico non trovando le strisce e avendo difficoltà vista la mancanza di collegamento ‘intelligente’ dall’aeroporto ai parcheggi e la mancanza di indicazioni decenti). Mi domando chi lo avrà mai progettato un aeroporto del genere, se lo stesso abbia mai visto un aeroporto estero o abbia mai viaggiato, o altrimenti, se sia stato ispirato dal caldo estivo… Nel parcheggio caos completo. Nella seconda immagine i pedoni camminano tra le macchine per mancanza di spazio (non ho mai visto in quel parcheggio così piccolo autoveicoli di grandi dimensioni…lì entrano solo le auto dei puffi….) una macchina si ferma in curva, scende l’autista che si accinge a pagare la sosta poi risale in auto e va via. Nel frattempo un’altra auto percorre la strada in senso contrario, un’altra si ferma al posto disabili perché più largo, per poter caricare i bagagli in macchina (come lo si può biasimare? Sfido chiunque a caricare i bagagli senza un minimo di spazio tra una macchina ed un’altra!) Dopo questi episodi ne sono avvenuti degli altri, la giornata è lunga, ma non vorrei sembrare troppo pessimista e la finisco qui…tanto tra 20 giorni me ne torno a casa mia, in Canada, dove sono espatriata dalla disperazione 20 anni fa quando la situazione culturale, economica e sociale romana era già a brandelli. Avevo ragione visto che le cose poi sono solo peggiorate. Immagino già i commenti “e tornatene in Canada” o “ma che ce vieni a fa’ a Roma”, io mi domando sempre il perché i romani siano assuefatti a questo scempio…aspettano Nerone?
LAURA D.
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